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lunedì 23 maggio 2011

Auguri Bob


Il grande Bob Dylan compie 70 anni , cavolo... Come passa il tempo, sembra solo ieri , quando nelle sere d'estate chitarra a tracolla , seduti a cerchio tra Amici si intonava Blowin'in the Wind. 
Quanto tempo è passato... il Nostro Amico Bob Dylan ci ha sempre accompagnati con le sue bellissime canzoni. 
Eravamo giovani , capelloni e con tanti sogni impossibili nella capoccia. 
Dylan è stato è rimane unico al mondo, i suoi brani fanno parte della storia , egli partendo dal Folk , ha abbracciato vari generi musicali , ma sempre uniche e originali le sue esecuzioni. 
Ha creato un 'infinità di brani , testi pacifisti e pura poesia. 
Un Poeta menestrello dalle capacità infinite , che ha segnato sicuramente la mia epoca.


Augurissimi Bob Dylan , grazie. (Adamus)


Artista: Bob Dylan
Titolo: Blowing In The Wind
Titolo Tradotto: Soffia Nel Vento

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che possiate chiamarlo uomo?
E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di venir proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere dilavata, fino al mare?
E quanti anni può esistere un popolo
prima di essere lasciato libero?
E quante volte può un uomo volgere il capo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte un uomo deve guardare in alto
prima di vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di sentir piangere gli altri?
E quante morti ci vorranno
prima che capisca che troppa gente è morta?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
                                                  (Grazie a Daniela per questa traduzione)
                                      
Traduzione   prelevata da  http://www.angolotesti.it/traduzioni/B/traduzione_testo_canzone_tradotto_blowing_in_the_wind_bob_dylan_1120.html




mercoledì 20 aprile 2011

Muse


Ritengo questi 3 ragazzi dei veri fenomeni , bravissimi nel rock progressivo e altrettando bravi nella musica classica. Questo brano Exogenesis: Symphony Part 3 (Redemption) un vero gioiello.
Matthew Bellamy , Chris Wolstenholme e Dominic Howard, compongono  musica da sogno creando atmosfere uniche. 
Suonano benissimo svariati strumenti ,  il vocalist del gruppo Matthew Bellamy è un vero prodigio , compone la maggioranza dei loro brani , virtuoso del pianoforte , tastiere e chitarra elettrica.
I Muse non conoscono confini , passano dalla musica rock  alla musica sinfonica senza problemi ... L'olimpo dei grandi musicisti ormai gli appartiene.

N.B. questo brano va ascoltato con gli occhi chiusi per librarsi con la mente tra le nuvole verso l'infinito.



domenica 16 gennaio 2011

To Love Somebody

Questo è un brano fantastico  dei Bee Gees , pubblicato nel giugno 1967, creato per l'indimenticabile Otis Redding. 
Ogni tanto devo riproporlo ... Mi piace troppo.
Una grande tristezza mi assale quando penso a Maurice, uno dei 3 Fratelli Gibb che componevano il gruppo (quello alla tastiera con il cappello)  morto improvvisamente nel 2003. Infatti poi il gruppo fu sciolto.




martedì 4 gennaio 2011

Edvin Marton

 Credo sia  un vero fenomeno questo giovane compositore violinista  Ungherese.  Suona con estrema facilità qualsiasi brano e  pare giocare con il Suo meraviglioso violino Stradivari. 
Famose  le Sue esibizioni sul ghiaccio, come in questo video con lo  strepitoso  pattinatore Evgeni Plushenko.
Il bravo Marton , dotato di  grande tecnica , si distingue  per la  pulizia del suono e interpretazioni molto coinvolgenti.  I Suoi virtuosismi  creano sempre un'atmosfera in grado di far sognare il pubblico.  Impossibile non applaudirlo. Bravissimo !  Ho postato solo 3 video , ma vale la pena di guardarne anche altri.

N.B. Mi ero chiesto come potesse il ragazzo possedere uno Stradivari ?  Curiosità appagata da Wikipedia.
Nel 1996 partecipò ad una competizione Mondiale in Canada, a cui parteciparono oltre 350 violinisti. La vittoria in questa competizione consentì a Marton di ottenere la concessione per tutta la sua vita di suonare un violino Stradivari posseduto da una banca Svizzera, costruito nel 1697 e utilizzato 200 anni prima da Paganini.






venerdì 29 ottobre 2010

I grandi non tramontano mai


Steve Winwood, credo sia tra i migliori protagonisti della musica Rock e Soul bianco,dotato di una voce stupenda,compositore e polistrumentista.  La sua lunga carriera inizia  nel 1965 , con il gruppo " The Spencer Davis Group " ricordo un brano di enorme successo di allora " Gimme some lovin "  In seguito farà parte del gruppo dei " Trafic " e successivamente ,con la collaborazione del mitico Eric Clapton crea il gruppo " Blind Faith ". Dal 65 ad oggi la sua carriera artistica è stata in continua ascesa, componendo canzoni stupende  e migliorando continuamente le sue perfomance.  
L'esibizione che Vi propongo è da veri intenditori..guardate tutto il video,noterete il crescendo della musica,la coinvolgente sublime voce nera  ,  un virtuosimo  incredibile con la chitarra,la band che si diverte un sacco, il pubblico  che   sogna ad occhi aperti... Steve è come il buon vino, migliora sempre! 
Grande Steve ...onoratissimo di essere Tuo coetaneo.

venerdì 24 settembre 2010

Antony and the Johnsons


Grande Talento
Antony Hegarty è un ragazzone alto un po' in sovrappeso, viso da bambino  e una voce decisamente fantastica. Capacità tecniche eccezionali , i suoi brani percorrono malinconia,dolcezza infinita e purezza.
Canta  il suo mondo, in un modo  onesto e diretto..non vi resta che ascoltarlo !

domenica 13 giugno 2010

Auguri Francesco

14 giugno 2010 Francesco Guccini compie 70 anni..augurissimi ! ! !
Ritengo Guccini tra migliori cantautori in assoluto, le sue canzoni mi hanno sempre regalato emozioni ,poesia e riflessione politica. Personaggio estremamente semplice,di grande cultura  e straordinaria vena poetica.
adamus

Cantautore schietto e graffiante, autore di testi dall'indiscusso valore letterario che gli sono anche valsi il Premio Montale, Francesco Guccini è uno dei capisaldi della canzone d'autore "made in Italy". Il suo canzoniere ha mantenuto una ferrea coerenza "antagonista" lungo quarant'anni di storia italiana, spaziando da riflessioni autobiografiche a invettive politiche. Un mondo di versi e di suoni, in cui, tra un bicchiere di vino e un eskimo logoro ci si ritrova a viaggiare tra la via Emilia e il West... Emmanuele Margiotta

Guardate e ascoltate tutto il video..è stupendo.

 

mercoledì 17 febbraio 2010

Jason Becker,mitico e sfortunato chitarrista

Jason Becker quando era in piena salute  
Gravemente ammalato, può muovere solo gli occhi
  Musicista statunitense(22 luglio 1969)  Ex-chitarrista heavy metal, nella sua breve ma intensa carriera ha raggiunto una grande popolarità nell'ambito della musica virtuosa. La sua decollante attività venne bloccata dal suo degenerante stato di salute, che lo costrinse infine alla paralisi a causa della sindrome di Lou Gehrig. Anche se non più capace di suonare la chitarra, Becker è in grado di continuare la sua professione con l'aiuto del computer e con il sostegno di altri musicisti.
Jason già a 16 anni godeva di ottima fama come chitarrista tecnico-virtuoso, come componente dei Cacophony insieme a Marty Friedman, anch'egli chitarrista. Becker ha prodotto 2 album insieme ai Cacophony: Speed Metal Symphony (1987) e Go Off! (1988); e due da solista: Perpetual Burn (1988) e Perspective (1995) nel quale suona con la chitarra la sua ultima canzone "Primal". A 20 anni fu chiamato a fare parte della band di David Lee Roth per prendere il posto di Steve Vai. Nel 1990, durante delle prove, mentre si stava preparando per il tour cominciò a sentire una debolezza agli arti.

Gli fu diagnosticata la sindrome di Lou Gehrig nota anche come ALS , Amyotrophic Lateral Sclerosis, Sclerosi laterale amiotrofica, una malattia che colpisce il sistema motorio impedendone completamente il funzionamento; per questo Jason fu costretto a lasciare il tour. L'album al quale Jason Becker ha contribuito, A Little Ain't Enough (1991), vinse il disco d'oro e fu molto frustrante per Jason non poter suonare dal vivo le sue canzoni, questo album viene tuttora considerato il miglior album della band di David Lee Roth. In veste di produttore ha collaborato a The Raspberry Jams (1999) e The Blackberry Jams (2003), il primo conteneva varie tracce demo inedite e il secondo tracce demo che successivamente erano state rielaborate e pubblicate in altri album.

Nonostante la sclerosi laterale amiotrofica gli avesse tolto la capacità di suonare la chitarra, di camminare e anche di parlare, la sua mente rimase completamente lucida e aiutato da un computer continua a comporre musica e produce album con l'aiuto di altri musicisti. Dati i suoi deficit il padre ha elaborato un metodo che grazie a specifici movimenti degli occhi gli permette di comunicare. Sempre grazie al movimento degli occhi e ad un programma ideato dall'amico produttore Mike Bemesderfer può ancora oggi creare musica elaborando nota per nota una nuova creazione.

Ora le sue condizioni mediche sono stabili dal 1997. L'attore Matt Schulze farà parte del cast del film End of the Beginning, che prima aveva il nome di Mr. Tambourine Man, biografia della vita di Jason.
Come molti chitarristi neo-classici, Becker si ispirò al lavoro del prodigioso violinista Niccolò Paganini, l'interpretazione del chitarrista del Capriccio di Paganini è se possibile la più eloquente dimostrazione della sua maestria con la chitarra.

Becker è noto per la sua velocità di esecuzione, ma nonostante ciò, diversamente da altri chitarristi neo-classici, lui preferiva la melodia in completo assolo per poter mostrare le sue abilità. Jason crebbe musicalmente con Marty Friedman, insieme produssero molte canzoni e da lui fu molto influenzato mentre raggiungeva le più elevate vette della tecnica chitarristica; le loro linee melodiche rimangono tuttora un marchio inconfondibile e un esempio da studiare per una moltitudine di chitarristi.

venerdì 12 febbraio 2010

Auguri Peter

                                                      
Il Genio della Musica.. Peter Gabriel compie 60 anni , Augurissimi !
Peter Brian Gabriel, l'artista multimediale più discusso del pianeta, è nato a Cobham nel Surrey, Inghilterra, il 13 febbraio 1950. Malgrado la sua immagine di uomo rotto a tutte le diavolerie e uso a maneggiare tutti i marchingegni offerti dalla tecnologia contemporanea, è nato e cresciuto in campagna, andava a scuola in bicicletta e giocava nei campi insieme ai figli dei contadini.

Non che non fosse un visionario già da piccolo. Chi lo ha conosciuto bambino, sa bene che il piccolo Peter era dotato di una tale fervida immaginazione da essere addirittura autonomo nei giochi, arrivando ad visualizzare con facilità scene di battaglie in miniatura nei campi adiacenti l'abitazione dei suoi genitori. Qualcuno ha poi visto un nesso fra questi primi giochi infantili e lo stampo autobiografico che presentano alcune canzoni, come la grande suite, dal titolo "Supper's Ready", dell'album "Foxtrot", della durata di un'intera facciata di Long Playing.

I genitori, ad ogni modo, tenevano particolarmente al fatto che Peter avesse un'educazione completa su tutti i fronti, ed ecco che lo spediscono a prendere lezioni di pianoforte, nella speranza che quello strumento, così carico di storia e di composizioni sublimi, potesse indirizzarlo verso i più alti lidi della musica occidentale. Ma il piccolo ha altre inclinazioni. Non sembra tanto portato a pigiare tasti e a studiare scale, ma è attratto verso la batteria, strumento decisamente più fisico e immediato. Il ritmo è un aspetto della musica che ha sempre affascinato Gabriel, una costante che si è portato dietro anche nella successiva e pionieristica esplorazione della musica etnica.

I suoi artisti preferiti del periodo? Semplice, il meglio del meglio della musica internazionale: Otis Redding, James Brown, Nina Simone la musica soul in generale, e poi i Beatles (l'album di debutto dei Beatles fu il primo album acquistato da Peter), e poi ancora i Bluesbreakers di John Mayall (il primo concerto visto da Gabriel) e ancora il beat dei Kinks, Yardbirds e Rolling Stones e così via.

La scuola dell'obbligo è invece rappresentata per il musicista da un classico college privato, un'esperienza che ancora oggi, qualora qualcuno osi ricordargliela, non manca di inorridire l'artista. In effetti, i college di allora non erano certo pensati per sviluppare la creatività degli alunni di talento, ma semmai di reprimerla ed indirizzarla verso forme rassicuranti e accademiche. Solo la sua passione per la musica alleviò l'opprimente e disciplinata vita del college.

Durante le vacanze estive andava quasi sempre nella casa vittoriana del nonno, ripresa poi nella canzone "Musical Box", dove insieme alla sorella Anna amava rovistare nel solaio, in un baule ricco e incredibilmente pieno di vecchi costumi, che Gabriel non mancava di indossare, attratto dalle possibilità offerta dall'idea di cambiamento o disvelamento della propria personalità che la maschera teatrale offre.

Da quelle prime esperienze prende corpo appunto la sua passione per la rappresentazione teatrale, una forma che gli permette di esprimersi attraverso mille travestimenti; gli stessi, si può dire, che quando diventerà un artista a tutto tondo saranno una peculiarità inconfondibile del suo fare musica, o meglio del suo modo di "rappresentare" la musica. Un modo che si estrinsecò al suo massimo grado nei Genesis, un gruppo inizialmente chiamato, quando Peter Gabriel era già incluso nella "line-up", Garden Wall.
Dopo altri cambiamenti di nome, nel 1967 (ancora studenti e minorenni!), i Genesis firmano un contratto con la Decca.

Nel 1968 esce il primo singolo, "Silent Sun", il quale non sollevare alcun tipo di clamore e viene tuttalpiù osservato con benevolenza solo dagli addetti ai lavori o dagli appassionati più attenti e curiosi di novità. Il problema, a giudicare con il senno di poi, è che il gruppo non aveva ancora sviluppato una fisionomia riconoscibile. Nel marzo 1969 esce infatti, ancora sotto l'egida della Decca, "From Genesis to revelation", un album ispirato ai più conosciuti Moody Blues, Nice, al folk rock di Cat Stevens e ai Family, dal quale fra l'altro Gabriel s'ispirò in seguito moltissimo per il modo di cantare ed usare la voce.

Nell'ottobre 1970 esce l'album "Trespass" con un pezzo in esso contenuto, dal titolo "The Knife", ben costruito e veramente originale per l'epoca. Rappresentato dal vivo, arriva a toccare ben diciannove minuti, mostrando finalmente il volto inedito di un Gabriel camaleontico. Nella storia incalzante di "un rivoluzionario in preda ad un delirio di potere", l'artista trasforma il personaggio della canzone in un aggressivo animale da palcoscenico che sprigiona tonalità gutturali e selvatici vibrati alla Roger Chapman, il leader dei sopracitati Family.

I Genesis, dunque, divengono grazie a Peter Gabriel un caso unico nel panorama turbolento e variopinto del rock dell'epoca, pur nelle difficoltà materiali rappresentate dall'instabilità professionale dei componenti. La formazione classica, andatasi faticosamente costruendosi per un decennio, si formò infatti solo nel 1972 con l'uscita dell'album "Nursery Cryme" (un album che rappresenta anche uno degli apici della carriera trasformistica di Gabriel), cessando però di esistere già nel 1975, con la fuoriuscita di Gabriel stesso, desideroso di intraprendere nuove e solitarie strade. Il carismatico Gabriel verrà sostituito dal più "corretto" Phil Collins.

Ad ogni modo, dopo un lungo periodo in cui il musicista sperimenta varie soluzioni nell'ambito del Pop, qualche tempo dopo insieme all'ex-Genesis nasce la "world music". Gabriel è fra i primi a dedicarsi a quel filone, il cui termine, oggi tanto di moda, suole definire una musica che tenta di uscire dalle secche della tradizione occidentale per innervarla di ritmi e sapori tratti dalle altre culture.

Per fare ciò, Peter Gabriel ha anche creato una sua propria casa discografica, dedita a raffinate quanto esoteriche produzioni, denominata significativamente "Real World. Un'etichetta che ha avuto il coraggio di pubblicare, in nome della rivalutazione delle tradizioni locali che l'attenzione alla musica etnica porta con sé, dischi di artisti dei paesi più negletti dalla normale attività discografica, fra i quali si può anche annoverare, per dirne una, anche la Sardegna con i suoi "Tenores de Bitti" (un gruppo che canta canzoni popolari senza l'ausilio di strumenti).
Come si vede, un repertorio tutt'altro che facile o commerciale e che anzi alcune volte sfiora l'atteggiamento auto-punitivo.

Per questo motivo, quando si ascolta un'opera di Gabriel, vien fatto di pensare di trovarsi di fronte a qualcuno che ha il desiderio di scardinare i soliti luoghi comuni, un artista che ha voglia di confrontarsi con altre tradizioni e altri ritmi.
tratto da..  http://biografieonline.it/




Here Comes The Flood, testo tradotto in Italiano

Arriva Il Diluvio


Quando la notte mostra

i segnali, nelle radio aumentano

tutte le strane cose

vanno e vengono, come preallarmi

Stelle di mare insabbiate non hanno posto dove nascondersi

aspettando ancora l’alta marea pasquale

Non c’é nessuna direzione, non possiamo

neanche scegliere un lato.


Prendo la vecchia via

le spalle vuote, attraverso le acque

sulle alte scogliere

stavano invecchiando, figli e figlie

Il mondo di giada sotterraneo stava cavalcando alto*

onde d’acciaio scagliavano metallo nel cielo

come unghie che affondano nelle nuvole, la pioggia

era calda e inzuppava la folla.


Signore, arriva il diluvio

Diremo addio alla carne e al sangue

se ancora i mari saranno silenziosi

in ogni sopravvissuto

ci saranno quelli che diedero la loro isola per sopravvivere

Bevetelo tutto, sognatori, vi state prosciugando.


Quando il diluvio chiama

non hai casa, non hai muri

nella burrasca

Sei un migliaio di menti, in un lampo

non aver paura di piangere per quello che vedi

gli attori sono andati, restiamo solo io e te

se molliamo prima dell’alba, loro

useranno tutto quello che noi eravamo.


Signore, arriva il diluvio

Diremo addio alla carne e al sangue

se ancora i mari saranno silenziosi

in ogni sopravvissuto

ci saranno quelli che diedero la loro isola per sopravvivere

Bevetelo tutto, sognatori, vi state prosciugando.

lunedì 25 gennaio 2010

Demetrio Stratos

 Il Genio della voce..una delle voci rock più innovative degli anni 70,dai vocalizzi spinti ai limiti delle possibilità, alla potenza interpretativa della rabbia degli anni 70, la voce coltivata come uno strumento,tutto questo fa di demetrio Stratos un Artista memorabile, che va oltre qualunque confine di genere e di mercato, notevole anche il suo impegno politico.
La sua massima esibizione vocale raggiunse i 7000 Hz, pensate che un Tenore raggiunge mediamente 523 Hz. , una Soprano arriva a 1046 Hz.   
Purtroppo l'indimenticabile  Demetrio Stratos,muore a soli 34 anni , per una gravissima forma di anemia.



Demetrio Stratos nacque ad Alessandria d'Egitto il 22 aprile 1945 da una famiglia di origine greca. Tredici anni di vita li passò in quella città multietnica, studiando pianoforte e fisarmonica al prestigioso Conservatoire National d'Athènes (Conservatorio). Essendo di famiglia ortodossa, fin da piccolo poté assistere alla musica religiosa bizantina, oltre che alla musica araba tradizionale. Più tardi riconobbe che la nascita ad Alessandria lo faceva sentire come un facchino in un albergo internazionale, in grado di vivere l'esperienza dei viaggiatori e di assistere al traffico di culture in quel Mediterraneo, ricco di diverse etnie e crocevia di intense pratiche musicali. A causa del colpo di stato di Nasser in Egitto, la famiglia lo mandò nel 1957 a studiare a Cipro, nel Catholic College of the Holy Land (Collegio Cattolico di Terra Santa) di Nicosia, dove lo raggiunse due anni dopo.

Nel 1962 si trasferì a Milano dove si iscrisse alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Fu in questa città, nel 1966, dopo aver già formato nel 1963 un gruppo musicale studentesco di soul, blues e rhythm and blues e aver fatto esperienza in diversi studi di registrazione, che Demetrio Stratos si unì come pianista e voce solista al gruppo beat de I Ribelli con i quali resterà fino al 1970 e con cui registrerà svariati 45 giri di successo, come Pugni chiusi, Chi mi aiuterà e Oh Darling!, e un LP.

Dopo l'esperienza dei Ribelli, pubblica nel 1971 un 45 giri per l'etichetta Numero Uno di Lucio Battisti, e fonda nel 1972 il gruppo degli Area,
A lato della discografia ufficiale degli Area, per cui Stratos è ricordato, Stratos coltivò un'importante esperienza solista con una notevole discografia perlopiù centrata su sperimentazioni e ricerche vocali. Il suo studio della voce come strumento, memore dell'esempio dei vocalist più avanzati della musica neroamericana come Leon Thomas, lo portò in seguito a raggiungere risultati al limite delle capacità umane: nella sua massima esibizione raggiunse i 7000 Hz (un "normale" tenore può arrivare mediamente ai 523 Hz, mentre un soprano - quindi una donna - può raggiungere i 1046 Hz) ed era in grado di padroneggiare diplofonie, trifonie e quadrifonie (due, tre e quattro suoni contemporaneamente emessi con la voce). Compì ricerche di etnomusicologia ed estensione vocale in collaborazione con il CNR di Padova e studiò le modalità canore dei popoli asiatici. Grazie alle già notevoli doti innate, alle tecniche acquisite, e agli studi del Cnr, riuscì a raggiungere risultati che rimangono ancora ineguagliati. Nel 1974 prese parte a tournée e festival in Francia, Portogallo, Svizzera e Cuba; a Cuba ricevette l'invito dal Ministero della Cultura ad incontrarsi con la Delegazione di musicisti della Mongolia per partecipare a un dibattito sulla vocalità dell'Estremo oriente; Stratos si era infatti progressivamente inoltrato nel misterioso mondo dei suoni riprendendo ed ampliando un vasto discorso sul significato della voce nelle civiltà orientali e medio-orientali.
Nel 1978 lasciò gli Area per dedicarsi esclusivamente alla ricerca vocale. In quest'anno accrebbe la sua fama internazionale partecipando, su invito di John Cage, a concerti tenuti al Roundabout Theatre di New York; è proprio di questo periodo "Event" con Merce Cunningham e la Dance Company, eseguito con la direzione artistica di Jasper Johns, quella musicale di Cage e la collaborazione di Andy Warhol per i costumi.
Morì prematuramente al Memorial Hospital di New York, all'età di 34 anni, colpito da una gravissima forma di anemia aplastica (ma la causa diretta della morte fu un collasso cardiocircolatorio) il 13 giugno 1979, alla vigilia del grande concerto di Milano, promosso per raccogliere fondi per garantirgli la costosa degenza.
La sua morte sconvolse tutto il mondo dello spettacolo e non solo gli ambienti della musica sperimentale, che riconoscevano nell'artista il loro esponente di spicco, in grado di suscitare l'attenzione di numerosi programmi mediatici, solitamente non sensibili alla musica alternativa.
Il concerto si tenne comunque ugualmente, e la registrazione venne pubblicata sul doppio album 1979 Il concerto - Omaggio a Demetrio Stratos, pubblicato dalla Cramps.

La sua salma è conservata nel cimitero del piccolo borgo di Scipione Castello, località nel comune di Salsomaggiore Terme (PR), che dal 2000 organizza tutti gli anni un week end di concerti dedicati all'artista.
A Demetrio Stratos è intitolato l'auditorium degli studi di Radio Popolare, a Milano.

giovedì 7 maggio 2009

Bob Dylan


L'Amica Pasticcino con il suo post che menzionava il vento, mi ha ricordato questo bellissimo testo di Bob Dylan, leggete bene la traduzione.....è stupenda
Artista: Bob Dylan, Titolo Originale: Blowing In The Wind Titolo Tradotto: Soffia Nel Vento.
Quante strade deve percorrere un uomo prima che possiate chiamarlo uomo? E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba prima di dormire sulla sabbia? E quante volte devono volare le palle di cannone prima di venir proibite per sempre? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento. E quanti anni può esistere una montagna prima di essere dilavata, fino al mare? E quanti anni può esistere un popolo prima di essere lasciato libero? E quante volte può un uomo volgere il capo e fingere di non vedere? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento. E quante volte un uomo deve guardare in alto prima di vedere il cielo? E quanti orecchi deve avere un uomo prima di sentir piangere gli altri? E quante morti ci vorranno prima che capisca che troppa gente è morta? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento.



sabato 25 aprile 2009

David Garrett

 
Oggi non ho molta voglia di scrivere, Vi lascio in compagnia del Bravo Violinista David Garrett.
Buona giornata Amici di Blogger.