lunedì 29 dicembre 2008

inverno

Oggi ho scattato queste 2 foto dalla mie finestre, scenario di un freddissimo inverno, pieno di neve e gelo! Approfitto per farvi tantisimi auguri per un magnifico 2009 per Voi e la Vostre Famiglie, al calduccio !




venerdì 26 dicembre 2008

Per rilassarsi, Neruda

Il vento è un cavallo
senti come corre
per il mare, per il cielo.
Vuol portarmí via, senti
come percorre il mondo
per portarmi lontano.
Nascondimi, tra le tue braccia
per questa notte sola,
mentre la pioggia rompe
contro il mare e la terra
la sua bocca innumerevole.
Senti come il vento
mi chiama galoppando
per portarmi lontano.
Con la tua fronte sulla mia fronte,
con la tua bocca sulla mia bocca,
legati i nostri corpi
all'amore che ci brucia,
lascia che il vento passi
senza che possa portarmi via.
Pablo Neruda

domenica 21 dicembre 2008

Buon Natale Cari Amici

Un omaggio ai miei Carissimi Amici di Blogger

Volevo solo dirvi..... siete speciali, Tantissimi Auguri e tanta felicità!
il video è per Voi

video

Ora giocate con questi link, partecipando usando il mouse

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mercoledì 17 dicembre 2008

la saggezza di Epicuro insegna


La saggezza di Epicuro è illuminante, avrò letto cento volte questo suo scritto e ogni volta scopro dei significati e insegnamenti nuovi e sopratutto a non temere la morte!


Lettera sulla felicità (a Meneceo)di Epicuro - Meneceo,(122) Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro.Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire.Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla.(123) Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice.Prima di tutto considera l'essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità.Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha.Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.(124) Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo.Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L'esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l'inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell'immortalità.(125) Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire.La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.(126) Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è la meditazione di una vita bella e di una bella morte.Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mal nato, ma, nato, al più presto varcare la soglia della morte.(127) Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento.Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s'avveri, né allo stesso modo disperare del contrario.Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.(128) Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell'animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia.Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

martedì 9 dicembre 2008

giovedì 4 dicembre 2008

un mito




Jim Morrison, un mito!
Il leader e cantante dei Doors moriva il 3 luglio 1971 a Parigi. Nella sua trasgressione l'inquietudine di una generazione


«Quando il mio corpo sarà cenere il mio nome sarà leggenda». Avrà sbagliato molto, in vita sua, Jim Morrison, ma non a immaginare cosa sarebbe stato del suo ricordo. Il cantante e leader dei Doors, quando era ancora in vita, era più di un musicista rock in un'epoca in cui rock era ancora vivo. Poeta, appassionato di letteratura (dalla beat generation ai poeti maledetti francesi,) cinefilo e film maker (alla scuola di cinema dell'Ucla aveva conosciuto l'altro fondatore dei Doors, Ray Manzarek), Morrison al momento della sua fine era già un'icona per una generazione che nel «maledetto» fuggito dalla Florida in California identificava il proprio lato oscuro e inquieto. Il corpo di Jim Morrison ha cominciato a diventare cenere il 3 luglio di 35 anni fa, in un albergo di Parigi. La sua morte, con cause rimaste oscure, coincide con l'inizio della leggenda. Anzi, delle leggende, compresa quella che lo vuole ancora vivo, sotto falso nome, dopo aver organizzato la macabra messinscena per sottrarsi alla pressione della popolarità e ritirarsi a scrivere poesie.
La tomba di Morrison al Père Lachaise ( da Internet)E' una vecchia storia: non ci si rassegna facilmente a perdere certi simboli universali. Del resto, se «Elvis è vivo» (e qualcuno che giura di averlo visto si troverà sempre), perchè Morrison non dovrebbe esserlo? Jacques Rochard, un grafico francese che dice di averlo incontrato a Parigi nel 1980, ha scritto addirittura un libro per farlo sapere al mondo. Per evitare equivoci l'ha intitolato «Vivo!». Per chi non ama aggrapparsi al sogno dell'immortalità terrena, il viaggio a Lachaise, E' il camposanto degli artisti e delle celebrità. Lo stesso Jim Morrison amava andare a visitare le tombe dei poeti che adorava. Oggi è un itinerario che si può compiere da casa, con un clic, attraverso il sito del cimitero, per trovare la tomba di Morrison ancora oggi meta di visite e omaggi così come accade a Graceland, o a Central Park sul mosaico che ricorda John Lennon. Lumini, candele e fiori: una cornice che forse non si sarebbe attesa un artista sempre inquieto e insoddisfatto, per il quale la trasgressione era una forma di espressione contro la cultura dominante (gli pesò il processo per i fatti di Miami, quando si spogliò in concerto). Quanto agli stupefacenti, non sarebbe nemmeno un particolare da citare, tanto era diffuso in quel periodo tra tutti i musicisti e gli artisti, in particolare nell'area californiana.
Un estratto di «Riders of the storm» da «L. A. Woman»
A Parigi Morrison cercava una nuova vita. Era arrivato il 12 marzo del '71, appena terminata l'incisione di LA Woman, l'ultimo album dei Doors. E mentre la mente musicale del gruppo, Ray Manzarek, era ancora impegnato nei missaggi, Jim e Pamela (la sua «compagna cosmica» cominciava la loro ricerca di nuove contaminazioni europee. Via la barba, una vita da turista colto, frequentazioni con intellettuali come l'amica regista Agnés Varda, giornate ai cafè e ai musei, serate di cinema e conversazioni. Tutto potrebbe andare al meglio: la sua raccolta di poesie The Lords And The New Creatures è un successo, LA Woman, appena uscito, pure. Ma quando arriva l'estate a Parigi, il suo umore è cambiato e l'entusiasmo ha lasciato il posto alla depressione e all'isolamento. Muore a 27 anni il 3 luglio del 1971. Pochi mesi prima, tra settembre e ottobre del 1970, se ne erano giù andati altri compagni di viaggio: Jimi Hendrix e, subito dopo, Janis Joplin. Circostanze simili e vite, anche le loro, all'estremo. Poche persone per l'addio di Morrison: la notizia non fa immediatamente il giro del mondo come sarebbe successo poi per Elvis e come accadrà, nove anni dopo, per Lennon. Ma i fan, in fondo, sapevano già, fin dall'inizio. Rimettono sul piatto il lp The Doors, uscito nel 1967, già premonitore nelle liriche di una canzone di Morrison: This is the end, beautiful friend. This is the end, my only friend... Il referto parla di un edema polmonare nella notte, probabilmente causato dall'effetto combinato di eroina e alcol. Pamela morirà di overdose tre anni dopo. This is the end, my only friend, the


end….


alcune frasi celebri di Jim Morrison


Se tu fossi una lacrima, io non piangerei per paura di perderti


A volte il vincitore é semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.


Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.


C'è il sacro terrore della morte, ma la morte è un fatto naturale, credo che la morte sia un'amica dell'uomo, perché mette fine a quel grande dolore che è la vita.


Darei la vita per non morire.


Darei tutti i miei giorni per un unico ieri.


Datemi un sogno in cui vivere, perché la realtà mi sta uccidendo.


Il mio migliore amico è lo specchio, perché quando piango non ride mai.


La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno.


Non diventerò vecchio: io sono come una stella cadente.


Non serve strappare le pagine della vita, basta saper voltar pagina e ricominciare.


Ognuno di noi ha un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare.


Se dovessi scegliere tra il tuo amore e la mia vita, sceglierei il tuo amore, perché è la mia vita.


Smetterò di amarti solo quando un pittore sordo riuscirà a dipingere il rumore di un petalo di rosa cadere su un pavimento di cristallo di un castello mai esistito.


Sogna perchè nel sonno puoi trovare quello che il giorno non ti puo' dare.


Vivi la vita attimo per attimo perché ogni attimo potrebbe essere l'ultimo.

martedì 2 dicembre 2008

rocky


Rocky Saluta tutti gli Amici del Blog!