domenica 31 agosto 2008

Celtica


Turlough O'Carolan

Turlough O'Carolan (
167025 marzo 1738) fu un arpista itinerante irlandese, ed è considerato il più grande compositore irlandese nonche l'ultimo bardo.
O'Carolan nacque a Nobber, nella contea di Meath, e all'età di 14 anni si spostò con la sua famiglia a Ballyfarnan, nella contea di Roscommon, dove suo padre andò a lavorare presso la famiglia MacDermott Roe. La sig.ra MacDermott gli diede un'educazione e lui mise subito in mostra il suo talento poetico. Il vaiolo lo rese cieco all'età di 18 anni. O'Carolan studiò l'arpa per tre anni, poi prese un cavallo e una guida e cominciò percorrere l'Irlanda da un capo all'altro componendo canzoni per i nobili: avrebbe praticato il mestiere di arpista itinerante per 50 anni. Celebrato già in vita, ma più come poeta che come compositore, morì nella casa del suo benefattore McDermott Roe nel 1738. In ossequio alla sua popolarità, la veglia funebre durò 4 giorni. O'Carolan è sepolto nel villaggio di Keadue, nella contea di Roscommon, dove si tiene il O'Carolan Harp Festival ed una scuola estiva in memoria della sua vita e del suo lavoro.

La musica di Carolan
Musicista e poeta, Carolan in contrapposizione alla pratica dell'epoca in
Irlanda, usava scrivere la musica prima dei testi. Tuttavia Carolan riteneva che la poesia avesse sempre precedenza sulla musica. Riuscì a combinare molto bene le due grandi correnti musicali dell'epoca, la musica classica e la musica popolare lasciandosi influenzare dalla musica barocca sia di Antonio Vivaldi che di Arcangelo Corelli. Fu un grande ammiratore di Geminiani che incontrò a durante uno dei soggiorni a Dublino del compositore italiano.
Della sua musica è arrivata fino a noi una sola copia, sotto forma di una raccolta di arie con solamente la linea melodica. Non si sa quindi in quale modo accompagnava o armonizzava le sue composizioni. Scrisse numerose arie in omaggio ai suoi ospiti e mecenati, che chiamava "planxty". Il termine è stato ripreso dal gruppo irlandese ononimo,
Planxty. Compose circa 220 arie molte delle quali sono suonate tutt'oggi.

fonte wikipedia
Vi propongo 2 brani, uno parte in automatico l'altro dovete farlo partire Voi, tramite il tasto play alla fine del primo brano, o dopo aver fermato il primo, per ascoltare il secondo....buon ascolto!


Eleanor Plunket - Celtic Treasure

Squire Parsons/James Betagh - Celtic Treasure

scarborough fair .mp3 -

mercoledì 20 agosto 2008

Nothing Else Matters

Nothing Else Matters, splendido brano dei Metallica

Musica e testi stupendi, ecco a Voi la traduzione in Italiano e la musica naturalmente in sottofondo
Artista: MetallicaTitolo Originale: Nothing Else Matters, Titolo Tradotto: Non importa nient'altro.
Così vicino, non importa fino a dove non potrebbe essere molto più lontano dal cuore, dobbiamo sempre credere in chi siamo E non importa nient'altro Non mi sono mai aperto in questo modo La vita è nostra, la viviamo a modo nostro non è solo per dire tutte queste parole E non importa nient'altro Fidati, io cerco e trovo in te Ogni giorno per noi è qualcosa di nuovo Mente aperta per un modo diverso di vedere le cose E non importa nient'altro Non mi è mai importato di quello che fanno Non mi è mai importato di quello che sanno ma io so................
Nothing Else Matters (Rare Ac - Metallica

lunedì 18 agosto 2008

Cesare Pavese

Il 27 agosto 1950 il corpo senza vita di Cesare Pavese venne ritrovato in una camera dell'Hotel Roma a Torino. Sullo scrittoio un biglietto; "Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi". Fu la drammatica fine di un'esistenza costantemente minacciata da un senso di inadeguatezza alla vita, dall'ombra del fallimento, da un bisogno di affetti disperato e mai soddisfatto.
Cesare Pavese nasce nelle Langhe, a S. Stefano Belbo in provincia di Cuneo nel 1908 da una famiglia di piccolo borghese trasferitasi poi a Torino, dove rimase per gran parte della sua vita, abitando presso la casa della sorella Maria. Rimase sempre legato alle Langhe nelle quali tornò ogni estate della sua fanciullezza. Le Langhe saranno per Pavese sempre un luogo “mitico”, una “casa” accogliente e rappresenteranno per lui una speranza di sicurezza. Quando nel 1916 i possedimenti paterni di S. Stefano Belbo, dovranno essere venduti per le difficoltà economiche della famiglia, Pavese vive questo distacco dalla casa natale come una perdita di una parte di sé. A Torino frequenta il liceo classico “D’Azeglio” ove trovò come professore di italiano Augusto Monti, un personaggio di spicco e noto scrittore antifascista, grazie ad esso Pavese, tra il 1923 ed il 1926, partecipa a quel rinnovamento delle coscienze che a Torino si concretizzava grazie anche all’opera di Gobetti e Gramsci. Il carattere di Pavese, già timido ed introverso, con la morte del padre, avvenuta in tenera età, subisce un’ulteriore accentuazione della sua emotività e tendenza all’isolamento. Le lettere dell’adolescenza sono già una risposta, seppur ambigua, alla situazione umana e morale di Pavese, infatti in esse cogliamo ciò che lo turba maggiormente sul piano esistenziale, come il suicidio dell’amico Elio Baraldi, l’incapacità di esternare il proprio amore per la compagna di classe Olga, quest’ultima tema di meditazione sulla sua infelicità nelle lettere agli amici, e ancora, la timidezza che lo rende incapace di ottenere un appuntamento con la ballerina Pucci. Nel 1927 si iscrisse all’Università degli Studi di Torino, nel 1930 si laureò con una tesi, per la verità criticata, sulla poesia “Foglie morte” di Whitman, appassionato estimatore della cultura americana, insieme a Vittorini alimenterà un vero e proprio mito dell’America, come terra dell’individualismo e della libertà, traducendo libri di autori importanti come Dickens, Joyce, Melville… Conseguita la laurea in lettere si dedicò all’insegnamento, questo per qualche tempo, in seguito si occupò di traduzioni e collaborazioni presso varie riviste culturali e testate giornalistiche. Nel 1931, con la morte della madre, andrà ad abitare presso la sorella Maria ove rimarrà fino alla morte. Nel 1933 cominciò a lavorare presso la casa editrice Einaudi, appena fondata dal suo amico Giulio Einaudi, il quale decide di riunire alcuni giovani intellettuali torinesi tra cui, oltre a Pavese, Vittorini, Ginzburg, Mila e Carlo Levi, fu uno dei principali collaboratori e animatori di questa casa editrice. Nel 1935 viene arrestato perché trovato in possesso di alcune lettere indirizzate a una militante del partito comunista clandestino, dopo alcuni mesi di carcere fu condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro, ma dopo un anno, in seguito a un condono, peraltro ripetutamente chiesto sia da Pavese che dalla sorella Maria direttamente a Mussolini, poté tornare a Torino. Al suo ritorno a Torino nel ’36 ebbe due scottanti delusioni, venne a conoscenza che la donna che amava sin dai tempi dell’università si era sposata e che la pubblicazione sulla rivista culturale “Solaria” della sua raccolta di poesie “Lavorare stanca” non ebbe il successo desiderato, queste delusioni (non tanto la seconda quanto la prima), gli fanno sfiorare il suicidio. Il lavoro intenso divenne per lui un’evasione dall’angoscia, è infatti proprio il suo periodo più fecondo sia come scrittore che come collaboratore della casa editrice Einaudi, nel 1937 l’incontro con Vittorini gli consente di collaborare alla “Antologia Americana”. La letteratura americana esercita da sempre un profondo fascino su Pavese che grazie alla sua opera di traduzione e con la direzione di una collana Einaudi, contribuirà a diffonderla nel nostro paese. La vita di Pavese si rispecchia in quasi tutte le sue opere, infatti l’esperienza del confino vissuta nel 1935 si riscontra nel suo romanzo breve “Il carcere”, scritto tra il novembre del 1938 e l’aprile del 1939, ma pubblicato solamente nel 1948 accoppiato a “La casa in collina” , in un volume complessivo intitolato “Prima che il gallo canti”, seguono “Paesi tuoi” nel 1939, pubblicato nel ’41, “La bella estate” scritto nel ’40, ma pubblicato solo nel 1949, sempre nel 1940 Pavese scrisse il romanzo breve “La spiaggia” dapprima apparso sulla rivista romana “Lettere d’oggi” e successivamente pubblicato postumo nel 1956 da Einaudi. Sempre nel 1940 Pavese è impegnato in diverse attività, continua ad elaborare la sua teoria del mito, che darà i primi risultati con la pubblicazione di “Feria d’agosto” del 1946, inoltre è a capo della sezione romana della casa editrice Einaudi, sempre di questi anni è il suo amore per Fernanda Pivano. Il 1940 è un anno intenso per Pavese infatti proprio in questo anno pubblica una nuova edizione di “Lavorare stanca” ora diviso per sezioni e aumentato di poesie scritte tra il ’36 e il ’40. La guerra è vissuta da Pavese come un fatto lontano e pieno di rimorsi, infatti per problemi di salute, dapprima non venne chiamato alle armi e, dopo l’8 settembre 1943, quando quasi tutti i colleghi e gli amici partecipano ad organizzare la guerra partigiana, Pavese lascia la città bombardata e in mano ai tedeschi per rifugiarsi presso la casa della sorella a Serralunga, dove rimase nascosto, qui ebbe un periodo di forte crisi interiore che lo portò dopo la liberazione, ad iscriversi al Partito Comunista Italiano al quale rimase legato fino alla fine. Nel 1946 scrisse un romanzo politico intitolato “Il compagno” che verrà premiato con il premio Salento, pur essendo giudicato freddamente dalla critica. Sempre in quegli anni conclude i “Dialoghi con Leucò” e tra il 1947 e il 1948 si dedica alla stesura della “Casa in collina”. Inizia una collaborazione con il giornale “L’Unità” dove pubblica una serie di articoli sul ruolo dell’intellettuale e sui rapporti letteratura – società, tra i nuovi autori Pavese promuove la pubblicazione di “Sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino. La militanza politica nel partito non aiuta Pavese, anzi si ritrova sempre più isolato perché non accetta la “linea” ufficiale del comitato centrale, questo lo spinge a tornare agli studi, con i quali approfondisce la costruzione di una poetica personale incentrata sul significato conoscitivo e antropologico del mito. Gli ultimi romanzi sono la testimonianza di quel gioco di simboli che trasfigurano le cose quotidiane e danno loro un significato e un valore, di questo suo periodo sono: “La bella estate” ed infine “La luna e i falò”, quest’ultimo è il romanzo della piena maturità, il suo capolavoro che lo fa risaltare alla critica e con il quale vinse nel 1950 il premio “Strega”. In questo periodo va incontro all’ultima grande delusione, la più drammatica: la storia d’amore con Constance Bowling, un’attrice americana conosciuta a Roma, dopo giorni intensi di felicità la storia d’amore si interrompe perché la ragazza torna in America. Proprio mentre la sua attività di scrittore raggiunge l’apice della notorietà, per Pavese la vita non sembra più sopportabile, nel marzo del 1950 annota sul suo diario “ Non ci si uccide per amore di una donna, ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nudità, miseria, infermità, nulla”; per questo nulla, la sera del 27 agosto 1950, dopo essere passato a salutare i suoi amici nella redazione torinese de “L’Unità”, si uccide con dei barbiturici in una stanza d’albergo a Torino. Sul comodino un biglietto: “Tutto fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più”.


Riflessione sull'accaduto

 Credo che l'insoddisfazione e la sensazione di vuoto deriva dalla costante ricerca della verità e una mente superiore come quella di Pavese non poteva adeguarsi ai rigidi confini imposti da un partito. Quando si crede fermamente in un'idea e ci si accorge che non può essere attuata come vorremmo crolla la base su cui abbiamo costruito la nostra esistenza. Beati i "poveri di spirito" perché non arriveranno mai a capire, e non se ne faranno un problema, che si possa decidere come e quando iniziare il Grande Sonno.

venerdì 15 agosto 2008

Gandhi, Ti voglio bene!

FATE BATTERE I VOSTRI CUORI ALL'UNISONO CON LE MIE PAROLE




Discorso tenuto da Gandhi alla Conferenza delle relazioni interasiatiche, New Delhi, 2 aprile 1947 Signora Presidente, amici,
non credo di dovermi scusare con voi per il fatto che sono costretto a parlare una lingua straniera. Mi chiedo se con questi microfoni la mia voce arrivi all’estremità più lontana di questo vasto pubblico. Quelli di voi che sono lontano, possono alzare le mani se sentono quello che dico? Sentite, perfetto. Bene, se la mia voce non arriva, non sarà colpa mia, sarà colpa di questi microfoni.
Quello che vi stavo dicendo è che non ho bisogno di scusarmi. Non oso, se tutti i delegati che si sono riuniti qui dalla varie zone dell’Asia, e gli “osservatori” – ho imparato questa parola dalle labbra di un amico americano, che ha detto “non sono un delegato, sono un osservatore”. Pensando che lui è venuto dalla Persia […] Ed ecco che mi trovo davanti un americano, e gli ho detto “Io ho paura di te, vorrei che mi lasciassi in pace”. Immaginate che un americano mi avrebbe lasciato da solo? Non lui, e per questo dovetti parlargli. Vi stavo dicendo che la mia parlata provinciale, che è la mia lingua madre, voi non potete capirla; e io non voglio insultarvi insistendo [a parlare] in questa parlata provinciale. La lingua nazionale, l’industani, so che ci vorrà molto tempo prima che possa competere nei discorsi ufficiali. Se c’è rivalità, c’è rivalità tra francese e inglese. Per il commercio internazionale, senza dubbio l’inglese occupa la prima posizione; per le conversazioni diplomatiche e la corrispondenza, quando studiavo da ragazzo sentivo dire che il francese era la lingua della diplomazia, e che se si voleva andare da un’estremità all’altra dell’Europa bisognava provare a imparare un po’ di francese, e così provai a imparare qua e là qualche parola di francese per essere capace di farmi capire. A ogni modo, se può esserci qualche rivalità, potrebbe sorgere tra il francese e l’inglese. Quindi, dato che è l’inglese che mi hanno insegnato, naturalmente devo far ricorso a questa lingua internazionale per parlare con voi.Mi chiedevo di cosa avrei dovuto parlarvi. Volevo raccogliere i miei pensieri, ma lasciatemi confessare che non ho avuto tempo, eppure vi avevo promesso ieri che avrei provato a dirvi qualche parola. Mentre venivo con Badshah Khan, ho chiesto un piccolo pezzo di carta e una matita. Ho avuto una penna al posto della matita. Ho provato a scarabocchiare qualche parola. Vi spiacerà sentirmi dire che quel pezzo di carta non ce l’ho con me. Ma questo non è niente, mi ricordo di cosa volevo parlarvi, e mi sono detto: i tuoi amici non hanno visto la vera India, e tu non partecipi a una conferenza in mezzo alla vera India.Delhi, Bombay, Madras, Calcutta, Lahore – tutte queste sono grandi città, ormai influenzate dall’Occidente, anche costruite, forse a parte Delhi, ma non Nuova Delhi, anche costruite dagli inglesi. Ho quindi pensato a un piccolo saggio – credo che lo dovrei chiamare così – che era in francese. Mi fu tradotto da un amico anglo-francese, e lui era un filosofo, era anche un uomo modesto e disse che era diventato mio amico senza che io lo avessi conosciuto, perché lui era sempre stato dalla parte della minoranza e io ero, così è, miei compatrioti, in una minoranza senza speranza, non solo minoranza senza speranza, ma anche minoranza disprezzata. Se gli europei del Sud Africa mi perdoneranno per aver detto questo, noi eravamo tutti “coolie” [termine dispregiativo per indicare gli indiani che lavoravano come servi in Sud Africa]. IO ero un insignificante avvocato “coolie”. A quell’epoca non avevamo ‘coolie’ dottori, non avevamo ‘coolie’ avvocati. Fui il primo nel campo. Tuttavia, un ‘coolie’. Voi sapete forse cosa si intende con la parola ‘coolie’, ma questo amico – il suo nome era Krof: sua madre era una francese, suo padre un inglese – mi disse: “Voglio tradurre per te una storia francese”. Mi perdoneranno quelli di voi che conoscono la storia se nel ricordarla faccio degli errori qua e là, ma non ci saranno errori nel fatto principale.C’erano tre scienziati e questi – chiaramente è una storia di fantasia – tre scienziati andarono fuori dalla Francia, andarono fuori dall’Europa in cerca della Verità. Questa è la prima lezione che la storia mi ha insegnato, che se bisognava la ‘verità’, non andava fatto sul suolo europeo. Di conseguenza, senza dubbio neppure in America. Questi tre grandi scienziati andarono in posti diversi dell’Asia. Uno di loro riuscì ad arrivare in India e cominciò la sua ricerca. Arrivò nelle cosiddette città di quei tempi. Naturalmente, questo succedeva prima dell’occupazione britannica, prima ancora del periodo Mughal – così l’autore francese ha illustrato la storia – ma comunque andò nelle città, vide la gente della cosiddetta casta superiore, uomini e donne, finché alla fine non entrò in un’umile casupola, in un umile villaggio, e quella casupola era una casupola Bhangi – e lì trovò la “verità” di cui era in cerca, in quella casupola Bhangi, nella famiglia Bhangi, uomo, donna, forse due o tre bambini. Dico questo facendo dei cambiamenti, l’autore a questo punto descriveva come l’uomo la trovò. Tralascio tutto questo. Voglio legare questa storia con quello che voglio dirvi, che se volete realmente vedere l’India al suo meglio dovete trovarla in un’abitazione Bhangi, in un’umile casa Bhangi, o in villaggi di questo genere che, come ci insegnano gli storici inglesi, sono 700 mila. Poche città qua e là, non contengono molte decine di milioni di persone, ma i 700 mila villaggi contengono quasi 40 crore [400 milioni] di persone. Dico quasi, perché si potrebbe forse togliere un crore [circa 10 milioni], forse due nelle città, ma ce ne sarebbero ancora 38. E allora io mi sono detto, se questi amici sono qui senza trovare la loro vera India, che cosa ci sono venuti a fare? Quindi ho pensato di chiedervi di immaginare quest’India, non dalla prospettiva che offre questo vasto pubblico ma di immaginare come sarebbe. Vorrei che leggeste una storia come questa dei francesi o altre cose. Guardate, forse qualcuno di voi, alcuni dei villaggi dell’India, e allora troverete la vera India. Oggi confesserò anche che non sarete affascinati dalla vista.Dovrete andare a grattare sotto quei mucchi di letame che sono oggi i villaggi. Non pretendo di dire che prima fossero luoghi di paradiso. Ma oggi sono davvero mucchi di letame; non erano così, prima, di questo sono certo abbastanza. Perché non parlo dal punto di vista storico, ma a partire da quello che ho visto con i miei occhi in carne e ossa, dell'India - e ho viaggiato da un'estremità dell'India all'altra, ho visto questi villaggi, ho visto quei miseri esemplari dell'umanità, occhi spenti - eppure loro sono l'India, eppure in quelle misere casupole, tra quei mucchi di letame si trovano gli umili Bhangi, dove si troverà un'essenza concentrata di saggezza. Come? Questa è una bella domanda.Bene, allora voglio mettervi di fronte a un'altra scena. Di nuovo, io ho studiato dai libri, libri scritti dagli storici inglesi, tradotti per me. Tutta questa copiosa conoscenza, mi dispiace dirlo, arriva a noi in India attraverso libri inglesi, attraverso storici inglesi. Non che non abbiamo storici indiani, ma anche loro non scrivono nella loro lingua madre, o nella lingua nazionale, l'industani, o se preferite definirle due lingue, l'hindi e l'urdu, due forme della stessa lingua. No, ci danno quello che hanno studiato nei libri inglesi, magari negli originali, ma sempre inglesi e in lingua inglese - questa è la conquista culturale dell'India, che l'India ha subito. Ma ci dicono che la saggezza è arrivata all'Occidente dall'Oriente. E chi erano questi uomini saggi? Zoroastro. Lui apparteneva all'Oriente. È stato seguito da Buddha. Apparteneva all'Oriente, apparteneva all'India. Chi ha seguito Buddha? Gesù, ancora una volta dall'Asia. Prima di Gesù c'era Mosa, Mosè, anche lui appartenente alla Palestina - ho controllato con Badshah Khan e Yunus Saheb, ed entrambi mi hanno confermato che Moses apparteneva alla Palestina, nonostante fosse nato in Egitto. E poi è venuto Gesù, e poi è venuto Maometto. Tutti questi li tralascio. Tralascio Krishna, tralascio Mahavir, tralascio le altre luci - non le chiamerò luci più flebili, ma sconosciute all'Occidente, sconosciute al mondo letterario. Anche così, non conosco una sola persona capace di eguagliare questi uomini dell'Asia. E poi, cosa è successo? Il cristianesimo è stato sfigurato quando ha raggiunto l'Occidente. Mi dispiace doverlo dire, ma questa è la mia interpretazione. Non vi imporrò oltre questi temi. Vi racconto questa storia per incoraggiarvi, e per farvi capire, se il mio povero discorso può farvi capire, che quello che vedete dello splendore e di tutto ciò che le città dell'India hanno da mostrarvi non è l'India. Certamente, la carneficina che avviene proprio sotto i vostri occhi, mi dispiace, vergognoso che sia, come ho detto ieri, dovete seppellirla qui. Non portate il ricordo di questa carneficina oltre i confini dell'India. Ma quello che voglio che capiate, se potete, è che il messaggio dell'Oriente, il messaggio dell’Asia, non può essere imparato attraverso gli occhiali dell'Occidente, attraverso gli occhiali occidentali, non imitando i fili argentati dell'Occidente, la polvere da sparo dell'Occidente, la bomba atomica dell'Occidente.Se volete di nuovo dare un messaggio all'Occidente, deve essere un messaggio di 'amore', deve essere un messaggio di 'verità'. Ci deve essere una conquista (APPLAUSI), per favore, per favore, per favore. Questo interferirà con il mio discorso, e interferirà anche con la vostra capacità di comprenderlo. Voglio catturare i vostri cuori, non voglio ricevere i vostri applausi. Fate battere i vostri cuori all'unisono con quello che dico e, credo, avrò compiuto il mio lavoro Perciò voglio che ve ne andiate da qui con il pensiero che l'Asia deve conquistare l'Occidente. Poi, la domanda che mi ha chiesto ieri un amico: se credessi davvero in un mondo unito. Certo che credo in un mondo unito. E come potrei fare altrimenti, se sono un erede del messaggio d'amore che questi grandi, irraggiungibili maestri ci hanno lasciato? Potete portare ancora quel messaggio, adesso, in questa epoca di democrazia, in questa epoca di risveglio dei più poveri tra i poveri, potete portare di nuovo questo messaggio con la più grande enfasi. Allora voi, voi compirete la conquista dell'intero Occidente, non per vendetta del fatto che siete stati sfruttati - e nello sfruttamento, naturalmente, voglio includere l'Africa, e spero che la prossima volta che vi incontrerete in India, ci sarete tutte; che voi nazioni sfruttate della terra vi incontrerete insieme, se a quell'epoca ci saranno ancora nel mondo nazioni sfruttate. Sono così fiducioso che se metterete insieme i vostri cuori, non soltanto le vostre teste, ma i vostri cuori insieme, e capirete il segreto del messaggio che questi uomini saggi dell'Oriente ci hanno lasciato, e che se noi davvero diventiamo, meritiamo e siamo degni di quel grande messaggio, allora capirete che la conquista dell'Occidente sarà completa, e che lo stesso Occidente amerà quella conquista. Oggi l'Occidente anela alla saggezza. Oggi l'Occidente è disperato per la proliferazione delle bombe atomiche, perché una proliferazione delle bombe atomiche significa terribile distruzione, non soltanto per l'Occidente, ma sarà una distruzione del mondo intero, così che la profezia della Bibbia si avvererà e ci sarà un vero e proprio diluvio universale. Non voglia il cielo che ci sia quel diluvio, e non per i torti dell'uomo contro se stesso. Sta a voi liberare il mondo intero, non solo l'Asia, ma il mondo intero, da quella malvagità, da quel peccato. Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri ci hanno lasciato.

giovedì 14 agosto 2008

Buon Ferragosto

Buon ferragosto a tutti, Amici del Blog!

mercoledì 13 agosto 2008

ma quanti premi?

Altro premio da http://puntocrocebiz.blogspot.com/ visitate il suo blog è molto interessante. Ringrazio vivamente, ma non posso scegliere altri blog per la consegna, ormai ho già ricoperto di premi sempre le stesse persone!


Ho ricevuto questo graditissimo premio da http://frammentidistelle.blogspot.com/ è una ragazza molto Giovane, ma il suo blog è una miniera di saggezza, nelle sue parole si ripercorrono ritagli di vita vissuta e si intravedono spiragli di luce futura , insomma.......non perdertetevelo!
http://frammentidistelle.blogspot.com/

giovedì 7 agosto 2008

perle di saggezza


Il mio amico aprì il cassetto del comodino di sua moglie e ne estrasse un pacchetto, avvolto in carta di riso:
"Questo", disse, "non è un semplice pacchetto, è biancheria intima”. Gettò la carta che lo avvolgeva e osservò la seta squisita e il merletto.
"Lo comprò mia moglie, la prima volta che andammo a NewYork, 8 o 9 anni fa”. Non lo usò mai. Lo conservava per «un’occasione speciale».”
Poi prosegui: "Bene. Credo che questa sia l’occasione giusta”.
Si avvicinò al letto e collocò il capo vicino alle altre cose che avrebbe portato alle pompe funebri.
Sua moglie era appena morta.
Girandosi verso di me, il mio amico mi disse:
“...non conservare niente per un’occasione speciale, ogni giorno che vivi è un'occasione speciale.”
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto... lo è!

lunedì 4 agosto 2008

Tiepolo censurato


Nella conferenza di maggio con i sindacati a Palazzo Chigi, il celebre dipinto " La Verita' svelata dal Tempo " di Tiepolo, appariva con un seno scoperto, come Tiepolo l'ha fatta. A luglio si copre con un velo!
Possibile che un seno nudo di una grande opera, possa scandalizzare gli Italiani?

hahahaha!!!!! ma, mi faccia il piacere!!!!!!!